5 Domande che mi avresti sempre voluto fare…

Il settore tessile oggi occupa circa il  7%  del commercio internazionale ed è la seconda industria più inquinante al mondo.  Questi due dati sono un campanello di allarme, che ci dovrebbero incoraggiare a rivalutare i nostri comportamenti e la nostra smania di comprare. Anche per il mondo della moda è arrivato il momento di avviarsi sempre di più verso un futuro più etico e sostenibile.  Intanto CL può cominciare a rispondere alle 5 domande che in massa mi avete richiesto.  Io sono pronta a sfatare tanti miti, e voi?
Le materie prime più utilizzate dal settore sono poliestere e cotone. Ed allora è meglio una t-shirt di cotone o di poliestere?
Sicuramente è sempre meglio prediligere le fibre naturali. Anche se l’appellativo “naturale”, non equivale a dire “ecologico”, infatti durante tutte le fasi di coltivazione, lavorazione e distribuzione di una fibra naturale, poi tessuto, oltre ad esserci un’importante erosione del suolo, della flora e della fauna, c’è anche una forte contaminazione dell’acqua potabile, il grande utilizzo di sostanze chimiche, fertilizzanti e pesticidi, tutte cose che hanno un impatto negativo sull’ecosistema. Per non parlare dello sfruttamento sociale e di razza, età e genere che avviene sulla manodopera, sopratutto nei paesi asiatici.
Meglio spendere di più e comprare un t-shirt biologica?                                                                         
Assolutamente si, perchè l’agricoltura biologica richiede l’utilizzo di meno fertilizzanti e pesticidi, e di conseguenza meno carichi ambientali, rispetto a quella standard;  anche se necessita di più terreno, quindi più suolo utilizzato.
E’ possibile comprare una t-shirt al 100% ecosostenibile? 
Un tessuto per essere ecofriendly al 100% non deve lasciare alcun carico inquinante durante tutto l’arco della sua vita, nel rispetto degli aspetti sociali, ambientali e tecnologici.  Non dovrebbe quindi : emettere gas nocivi in fase di lavorazione e produzione, non inquinare l’acqua, usare energia rinnovabile, essere socialmente etica, non usare risorse geneticamente modificate (OGM), nascere da materiali 100% riciclati, essere biodegradabile, compostabile o riciclabile a sua volta. Ad oggi tutto questo è IMPOSSIBILE.  Attualmente, nel mondo tessile si parla solo di ‘sostenibilità delle materie prime’, un aspetto certamente fondamentale, ma che succede dopo, in fase di lavorazione? O peggio ancora in fase di distribuzione? Questi aspetti vengono totalmente dimenticati; invece dietro ad una collezione di moda, ci sono milioni e milioni di prototipi (capi tipo) che costano il sudore di molti dipendenti, e che vengono dimenticati dallo stilista o peggio ancora letteralmente bruciati per evitare che se ne facciano delle copie. Queste sono situazioni nascoste, di cui nessuno nel settore della moda si fà carico.
Cosa possono fare le industrie tessili per il futuro?
Le industrie tessili possono minimizzare l’uso delle sostanze chimiche e assicurarsi che ci sia un trattamento adeguato delle acque reflue; visto che ad oggi queste generano circa 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno. Tessuti che vengono gettati in discarica o inceneriti, causando un elevato impatto ambientale e danno economico. Invece di gettarli, questi rifiuti tessili potrebbero essere riutilizzati in altri campi, o semplicemente donati a piccole aziende per farne dei nuovi prodotti. Per esempio, gli scarti del cotone hanno enormi potenzialità:  possono essere riutilizzati dalle industrie della cellulosa e della carta, dallo stesso settore tessile per lo sviluppo di fibre artificiali, come ad esempio alcune forme di viscosa, oppure se triturato può essere utilizzato per imbottiture di materassi, cuscini e trapunte. 
Cosa possiamo fare noi consumatori? 
Noi consumatori dobbiamo essere più coscienziosi. Finché il nostro interesse sarà rivolto verso i prodotti low cost l’industria della moda non cambierà mai rotta, e si continuerà a puntare sulla Fast Fashion senza investire su risorse ed attività più “green”. Per cui anche un nostro minimo gesto può fare la differenza.  Basterà acquistare meno per  mantenere più a lungo, leggere le etichette ed informarsi sulle certificazioni di base dei tessuti (per esempio per il cotone, se vediamo scritto GOTS significa che il tessuto ha un’origine biologica certificata; mentre GRS vuol dire che per quel capo sono stati utilizzati materiali riciclati) , smettere di acquistare in questi grandi macchine da guerra tutte uguali, prediligendo la qualità dei piccoli marchi, sartorie o prodotti artigianali, ridurre i lavaggi con detersivi e sostanze chimiche, smaltire in modo corretto i vestiti che non utilizziamo più. Piccoli gesti per un grande risultato! 
 
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